Permaculture Alkemik Design Studio

Vivere in connessione ed in armonia con tutti gli elementi della Natura


Leave a comment

MISWAK – Lo spazzolino naturale per sbiancare i denti e che previene le carie

Questo spazzolino si ottiene dalla radice di una pianta che si chiama Salvadora Persica, la quale si trova in alcune parti dell’Africa e del medioriente. Quante volte vedendo alcuni documentari su popolazioni indigene abbiamo pensato “come sono bianchi i loro denti”, seguiti da un pensiero negativo, il quale ci portava a pensare che i nostri avi, erano predisposti alle carie poiché all’epoca non esistevano dentrifrici. In realtà questa radice in commercio e acquistabile anche su piattaforme quali amazon alla modica cifra di 10-11 euro, ha delle proprietà miracolose.

Questa pianta, ma in particolare questa radice possiede proprietà antisettiche, detergenti e astringenti. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15224592 (fonte scientifica). In poche parole si tratta di uno spazzolino naturale che non richiede dentrifricio.

Il bastoncino va lievemente morso in punta e poi morso ripetutamente fino a che non formi delle setole, in seguito, si usa come un normale spazzolino, ma anche come stuzzicandenti. Ha un azione fortemente sbiancante ed é in grado di rimuovere qualsiasi macchia, ha un azione acidificante sul tartaro e puramente antibatterica , per cui chi lo utilizza sente un lieve bruciore sulle labba, ma é definibile nemmeno come dolore. Inoltre previene le carie e stimola la circolazione gengivale. Dopo due giorni, appena le setole si colorano, si deve buttare quel pezzo di bastoncino e rosicchiarne un altro


Leave a comment

Da proprietà pubblica a bene comune: mondeggi la fattoria senza padroni

1959522_610471992365793_119055098_n

 

Nelle campagne fiorentine in questi ultimi mesi una comunità variegata di soggetti sta cercando di trasformare una “proprietà pubblica” in “bene comune”, mettendocela tutta per sconfessare la nota affermazione di Hardin (1968) sulla tragedia dei beni comuni. Al crescere della popolazione cresceva, secondo Hardin, l’indeterminazione e l’incapacità dei soggetti di trovare accordi e forme di gestione condivisa, così l’unico modo per salvare la risorsa era privatizzarla. L’esperienza del movimento “Mondeggi fattoria senza padrone”, sta percorrendo la strada opposta. Sta cercando di fermare la vendita di un bene pubblico, la fattoria medicea di Mondeggi, chiedendo alla pubblica amministrazione di sperimentare un accordo con un gruppo di soggetti che intendono prendere in carico la fattoria e gestirla in forma comunitaria in base a un documento di principi e di intenti che è stato discusso collettivamente in assemblee pubbliche e in rete e approvato definitivamente il 12 Gennaio 2014 nell’Assemblea plenaria territoriale di Pozzolatico.

 

Proprio nelle società avanzate in rapida crescita risulta non solo utile ma anche efficace reintrodurre la terza categoria economica del “comune”, schiacciata con la rivoluzione industriale dalla presenza bipolare dello Stato e del Mercato (Ostrom, 2006). Le gestione dei beni comuni ha consentito a molte fasce della popolazione di potersi sostenere integrando il reddito proveniente da altri settori e di mantenere efficacemente la risorsa (boschi, acque, pascolo, agricoltura, ecc.). Non casualmente in Toscana proprio i boschi più marginali, quelli ancora gravati dagli usi civici, sono fra i più ricchi in biodiversità, come emerge dallo studio per il piano paesaggistico della regione. Oggi lo spettro delle risorse da gestire in forma comunitaria si allarga e arriva a includere lo stesso spazio pubblico, istituzioni culturali come il Teatro Valle, attività produttive (Belingardi 2012). Da più parti emerge la richiesta di riconoscimento di queste nuove pratiche di gestione collettiva che troppo spesso vengono semplicemente rifiutate perché dichiarate tout court, “illecite”, confondendo ancora una volta giustizia e legalità. In molti casi, come ricorda Jan van der Ploeg (Ploeg 2009) sono le leggi recenti frutto ancora di un processo di modernizzazione imperante a mettere fuori leggele attività di lungo periodo attraverso le quali i contadini gestivano in maniera semplice e virtuosa le risorse territoriali. Molte delle pratiche agronomiche recenti (agricoltura biologica, biodinamica, contadina) riportano in auge prassi consolidate ibridandole con la contemporaneità (riuso delle energie locali, uso del buon letame, scambio delle sementi, scambio, baratto, ecc.).