Permaculture Alkemik Design Studio

Vivere in connessione ed in armonia con tutti gli elementi della Natura

Permacultura: Cos’è?

9171379La permacultura è un metodo per progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali.

Il metodo della permacultura è stato sviluppato a partire dagli anni settanta da Bill Mollison e David Holmgren attingendo da varie aree quali architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia.

Un quartiere dell’Olanda, zona parzialmente pubblica, nel quale sono stati applicati i principi della permacultura

Il termine “permacultura” deriva dall’inglese permaculture, una contrazione sia di permanent agriculture sia di permanent culture dal momento che, secondo il coniatore del termine Bill Mollison: “una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile ed un’etica dell’uso della terra”

Tutti i progetti di permacultura differiscono nelle tecniche adottate ma hanno in comune una base etica e delle linee guida comuni.

  • Cura della terra, ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali. Secondo Holmgren il miglior modo per prendersi cura della terra è ridurre i propri consumi.
  • Cura degli esseri umani, anche se rappresentano una minima parte nella totalità dei sistemi viventi. Viene valutato di fondamentale importanza soddisfare bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.
  • Limitando il consumo ai bisogni fondamentali è possibile condividere le risorse in eccesso in modo equo con tutti.

David Holmgren sintetizza i principi alla base della permacultura in dodici punti.

  1. zniwny amokOsserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda) Osservare il paesaggio e i processi naturali che lo trasformano è fondamentale per ottimizzare l’efficienza di un intervento umano e minimizzare l’uso di risorse non rinnovabili e tecnologia. L’osservazione deve essere accompagnata dall’interazione personale.
  2. Raccogli e conserva l’energia (prepara il fieno finché c’è il sole) Raccogliere e conservare l’energia è alla base di tutte le culture umane e non. Per energia si intende tutto ciò che può essere immagazzinato e/o mantenuto in buono stato e che è fondamentale per la sopravvivenza di una cumunità/cultura. Esempi: cibo, alberi, semi.
  3. Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto) Assicurarsi che ogni elemento del progetto porti una ricompensa utile.
  4. Applica l’autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione) Applicare l’autoregolazione per evitare che controllori di livello superiore siano costretti ad intervenire per riequilibrare una crescita incontrollata. Impara a riconoscere e accettare il feedback fornito dalla comunità o, più in generale, dalla natura.
  5. Usa e valorizza risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura faccia il suo corso) Gestire le risorse che si rinnovano e rigenerano in modo continuo senza un apporto esterno in modo che assicurino una continua resa. Allo stesso modo valorizzare i cosiddetti servizi rinnovabili, ovvero i servizi apportati da piante, animali, suolo e acqua senza che questi siano consumati nel processo.
  6. foto_giardino_zen_04Non produrre rifiuti (Il risparmio è il miglior guadagno)(Un punto in tempo ne salva cento) Assicurarsi che i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.
  7. Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta) Bisogna imparare a dare uno sguardo d’insieme prima d’immergersi nel dettaglio. Utilizzare soluzioni progettuali derivate da modelli osservati in natura.
  8. Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro più leggero) Integrare ogni elemento progettuale all’interno del sistema in modo che si sostenga a vicenda con gli altri elementi.
  9. Piccolo e lento è bello (più sono grandi e più fanno rumore cadendo) Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere di quelli grossi e veloci, fanno un miglior uso delle risorse e producono in maniera più sostenibile.
  10. Usa e valorizza la diversità (non lentezzasmallmettere tutte le uova in una sola cesta) Valorizzare la diversità animale e vegetale. La diversità riduce i rischi derivanti dalla gran parte delle minacce: l’ammalarsi di una specie di pianta non è la fine del raccolto. Inoltre la diversità aiuta a beneficiare dell’unicità di ogni territorio.
  11. Usa e valorizza il margine (non pensare di essere sulla giusta traccia solo perché è un sentiero molto battuto) Progettare le forme delle zone di confine in modo da sfruttarne il più possibile le caratteristiche: il
    limite tra due sistemi diversi è il posto dove accadono le cose più interessanti. Queste zone sono spesso le più produttive in quanto possono utilizzare le caratteristiche di sistemi diversi. Un esempio dello sfruttamento dei margini è rappresentato dal sistema di canali argini “chinampa”, utilizzato tradizionalemente in Messico e Tailandia.
  12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna vedere le cose non solo per come sono ma anche per come saranno) Sfruttare i cambiamenti a proprio favore; questo presuppone l’osservare attentamente i segni che li precedono e intervenire in tempo.

QUI trovi la mappa permacultura d’Italia.

Le tecniche piú usati in permacultura

Pacciamatura

La pratica della pacciamatura imita la natura e consiste nel ricoprire il suolo con materiale di origine organica o sintetica. In questo articolo vi illustreremo come pacciamare un orto utilizzando esclusivamente materiali naturali.

A cosa serve la pacciamatura?

Pacciamare un orto con materiale organico renderà il terreno più fertile ed equilibrerà il bilancio nutritivo. In dettaglio, i vantaggi della pacciamatura riguardano:

-il bilancio idrico: la pacciamatura mantiene il terreno più umido così da rendere meno frequenti le irrigazioni e massimizzare il risparmio idrico.

-controlla le erbe infestanti: ricoprendo il suolo, arresta la crescita delle erbe infestanti

-mantiene più sane le piante: il materiale organico della pacciamatura fornisce al terreno tutti gli elementi micro e macronutrienti

-contribuisce a rendere il suolo più morbido evitando l’erosione del suolo

Con cosa si può pacciamare un orto?

Tuttavia é consigliato l’utilizzo di materia organica che può essere reperita nel nostro stesso giardino o a buon mercato presso diversi rivenditori di settore.

L’erba di prato è ottima per la pacciamatura, è molto umida e si deteriora in fretta. Va distribuita in uno strato molto sottile, ancora meglio se tagliata col tosaerba. Così come l’erba di prato, anche la paglia è ottima per pacciamare. La paglia va distribuita con attenzione perché essendo voluminosa potrebbe ostacolare la crescita delle piante appena trapiantate.

La pacciamatura perfetta

La copertura perfetta è data da un primo strato sottile (non doppio altrimenti potrebbero insorgere muffe e marciumi) di erba di prato tagliata col tosaerba e un secondo strato di paglia. Questi due strati rappresentano la copertura perfetta per il terreno: mentre la pianta isola il terreno e trattiene l’umidità, l’erba verde impedisce la crescita delle piante infestanti e nutre il terreno. In ogni caso, sono molti altri i materiali adatti a paccimare l’orto:

  • compost
  • foglie secche
  • trucioli di legno
  • segatura
  • cartoni (non colorati)

Come pacciamare l’orto, gli step

  1. Estirpare le erbe infestanti fin dalla radice e pulire la superficie del suolo con zappa e rastrello
  2. eliminate i sassi e le zolle di terra particolarmente dure ed aride cercando di rendere il terreno più soffice
  3. concimate adeguatamente
  4. stendete sul suolo un primo strato di materiale fresco e verde (erba di prato) e poi un altro strato di materiale organico secco (fogliame, paglia, trucioli)

Swale

Lo swale, o gli swales, chiamati in italiano fosse livellari, sono fosse antichissime in uso in Italia anche durante l’epoca etrusco-romana. Ormai in uso solo da esperti di nicchia e dai permacultori, le swales sono state reimportate su suolo italico di recente, grazie a questi ultimi.

Cosa è uno swale?

E’ un fosso, simile a tanti altri fossi, con una particolarità piuttosto evidente: ha un terrapieno a valle non compattato, su cui si piantano alberi, arbusti e quant’altro. Attenzione, questo tipo di fosso NON E’ DRENANTE. Questo fosso è a bolla, a livello sulle isoipse o curve di livello, al massimo ha una pendenza di 1:400. Al contrario dei fossi di drenaggio che convogliano l’acqua per trasportarla velocemente via dai terreni, lo swale raccoglie e fa infiltrare l’acqua lentamente nel terreno ricaricando la falda freatica. Chiunque sia familiare con i movimenti dell’acqua sa che maggiore è l’angolo di precipitazione maggiore è la velocità e la forza erosiva. Di contro, minore l’angolo, più vicino alla bolla (a piombo), meno l’acqua è pericolosa e più è lenta e debole.

Che funzioni ha?

Funzione di accumulo e raccolta dell’acqua sia nel terreno che nella falda freatica, permette la piantumazione senza irrigazione. Lo swale permette di raccogliere anche materiale limoso e contribuisce a combattere l’erosione. Se riempito di pacciamatura (paglia, segatura, stabbio misto a potature), fornisce nutrimento alle piante a valle e ottimo substrato che si composta in modo lento e graduale.

Come si fa?

Lo swale è un fosso sulle curve di livello, per prima cosa quindi bisogna segnare sul terreno con dei picchetti il punto delle isoipse. Poi bisogna stabilire di che grandezza lo si vuole, per esempio per un piccolo giardino con poca pendenza bastano

30cm di profondità, ma almeno 1mt di larghezza, in modo da raccogliere la maggior quantità di acqua piovana. La lunghezza dipende dalla grandezza del terreno, minimo 1 mt.

La terra di scavo viene messa a valle del fosso, senza compattarla. Fungerà da aiuola per le nostre coltivazioni.

I contadini vietnamiti si divertono a riempire lo swale con un po’ d’acqua e poi livellano il fondo in modo perfetto, ci tengono a che l’acqua sia perfettamente uguale ovunque.

Nella parte finale dello swale va previsto un troppo pieno, largo almeno 40 cm, sempre a livello rispetto al fosso, per fare in modo che l’acqua in eccesso scorra via e che non vengano creati danni al fosso stesso.

E una volta che l’ho scavato?

Bisogna assolutamente pacciamare e piantare il terrapieno a valle del fosso, poi seminare azotofissatrici come lupino, pisello proteico, favino ecc su tutto il terrapieno, aggiungete i sette strati della food forest ed avrete un modo molto semplice per annaffiare le vostre piante senza irrigazione. In fattoria tutti gli swales (sono 45, per un totale di 2.2km) sono piantati con alberi da frutto, arbustiealberi autoctoni e sovescio multi floreale.

(http://www.autosufficienza.com/articoli/swales_fosso_livellare.php)

Consociazione di piante

Per consociazione si intende in agricoltura la coltivazione contemporanea di piante di specie diversa sullo stesso appezzamento di terreno.

Per essere consociate, le specie devono essere compatibili tra di loro sia dal punto di vista biologico che colturale.

La consociazione permette i seguenti vantaggi: utilizzare più proficuamente la stessa superficie di terreno, ottenendo una maggiore produzione; ridurre il periodo improduttivo dell’appezzamento, ottenendo un primo prodotto mentre l’altra specie entra in produzione; impiegare una specie come sostegno per l’altra (ad es. l’avena per la veccia) o come protezione dall’insolazione eccessiva o dal vento. La consociazione presenta però alcuni svantaggi: è scarsamente compatibile con la meccanizzazione dei lavori agricoli; crea difficoltà nell’esecuzione dei trattamenti antiparassitari e ostacola il diserbo; non consente le specializzazioni produttive che permettono di realizzare una migliore organizzazione aziendale.

Per gli svantaggi che presenta, nell’agricoltura moderna la consociazione non è molto diffusa ed è praticata prevalentemente nell’orticoltura a livello familiare e nella coltivazione dei foraggi.

Foresta commestibile

Cos’è una food forest? Letteralmente tradotto significa “Foresta di cibo”. Una Foresta di cibo è una tecnica di giardinaggio o di gestione del sistema terra che simula un ecosistema boschivo ma sostituisce in alberi commestibili, arbusti, piante perenni e annuali. Gli alberi da frutto sono al piano superiore, mentre al di sotto sono arbusti di bacche commestibili, piante perenni e annuali. Alcuni tipi di albero sono inclusi per attirare gli insetti per la gestione naturale dei parassiti, mentre alcune piante sono inserite perchè forniscono al terreno azoto e pacciamatura.

Insieme creano relazioni per formare un ecosistema foresta giardino in grado di ottenere elevate produzioni di cibo con meno manutenzione. Un orto-foresta produce frutti, foglie, fiori, radici, legna utilizzabili in cucina, in erboristeria o come alimento per gli animali. Un sistema che guarda al passato quando per coltivare con erano necessari integratori vitaminici o medicinali, rispettando i tempi e i ritmi che la natura da sempre ci impone.

Anche in una piccola superficie possiamo piantare frutti dimenticati, frutti antichi, ortaggi perenni, renderle molto produttive con il minimo sforzo e far sì che tutti possano accedervi e godere dei frutti della terra. Sarebbe importante recupare tutti gli appezzamenti abbandonati ed incolti per dargli nuova vita e creare in questo modo, oltre a posti di lavoro, anche nuove fonti di cibo.

Il modello di food forest proposto dal mondo anglosassone si focalizza prevalentemente sulla produzione di cibo, legname e alimenti per gli animali, spesso partendo, come nel caso di Martin Crawford, da piante esclusivamente esotiche.

Stufa a razzo (Rocket stove)

La rocket stove è un tipo di stufa a legna ad altissimo rendimento poiché brucia in modo molto efficiente, ottenendo il calore desiderato con un ridotto consumo di legna. Può bruciare rami di potatura di molte specie differenti, senza quindi doverci preoccupare delle differenze tra un legno e l’altro in termini di potenza calorica, pulizia ecc.

La stufa a razzo è basata sui seguenti principi:

– la camera di combustione è isolata, per garantire e mantenere il calore sopra i 600 °C e per ottenere la massima efficienza durante la combustione, riducendo il fumo;

– le stufe per cucinare sono a massa ridotta, per evitare di assorbire il calore della pentola;

– il camino (alto min. 40 cm) è isolato creando così una forte corrente d’aria bollente che aiuta a bruciare con maggior forza la legna, rendendo semplice sia l’accensione che l’utilizzo;

– la legna è bruciata dal lato più corto, quindi è spinta gradualmente all’interno della stufa. Questo permette di controllare la potenza del fuoco e di consumare meno combustibile, riducendo il fumo;

– la miscela aria/combustibile è regolata. Una piccola apertura è prevista per regolare il flusso di aria, che se troppa raffredda il calore del fuoco;

– l’aria in entrata è preriscaldata, essa quindi aiuta a mantenere una temperatura elevata ed una combustione completa;

– una protezione circonda la pentola su tutti i fronti, la fiamma colpisce sia le pareti che il fondo della pentola e uno spazio apposto tra protezione e pentola fa circolare meglio il calore distribuendolo uniformemente e riducendone la dispersione;

– poiché la temperatura della stufa è elevata il fumo è quasi del tutto assente ed è possibile cuocere direttamente sul camino;

– la stufa è costruita con materiali di recupero, è un progetto semplice da realizzare ed immediatamente utilizzabile.

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